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29 - 05 - 2009 idee decorazione : La casa open source

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La casa a fianco si trova nei pressi di Francavilla d'Ete, nella campagna marchigiana. E dall'intima essenza della campagna stessa trova la sua sostanza costitutiva: è realizzata in terra cruda secondo un processo esclusivamente artigianale.


Due fatti possono aiutare a chiarire perché un tale modello sia inaspettatamente attuale. La Carta per l'architettura del prossimo millennio di Jeremy Rifkin (presidente della Foundation of Economic Trends), presentata all'ultima Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, e l'articolo "Toward the Open Source Home" di Bryan Gardiner per Wired ci parlano di come cambierà nei prossimi decenni l'abitare ed il costruire. Rifkin tenta di fare ordine nel teorizzato mondo delle costruzioni ecosostenibili proponendo, insieme ad un folto gruppo internazionale di architetti prossimi a questa tematica, la costruzione di nuovi edifici o il riciclaggio di vecchi spazi che siano comunque «autosufficienti», «associati in una rete decentralizzata che si ispira al Web». Se questo cambiamento è ormai un dato necessario, l'orizzonte tracciato da Gardiner invece affronta una tematica del tutto nuova: la casa open source. Di primo acchito può sembrare una nuova forma di prefabbricazione ma lo è solo in parte. In realtà il modo con cui costruiremo i nostri spazi è destinato inesorabilmente a cambiare: la casa non avrà più a che fare con la produzione edilizia tradizionale, con il cantiere in situ, le tecnologie "umide" a base di malte cementizie e le lavorazioni artigianali. Le esigenze abitative saranno sempre più vicine all'idea di customizzazione, evoluzione, cambiamento ed implementazione. Non a caso il termine open source è mutuato dall'informatica e denota un sistema costruttivo aperto a modifiche ed integrazioni fatte secondo modifiche successive. Chi abiterà sarà anche colui che, sin dall'inizio, darà forma alla propria casa e la modificherà nel tempo, per questo la casa dovrà essere pensata come sistema aperto ad accogliere materiali e componenti "plug&play". Il ruolo dell'architetto diventerà quello del "facilitatore" (ovvero del progettista di processo) e l'industria delle costruzioni si avvicinerà sempre più al product design. La casa non sarà più vista come bene ma servizio.



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